Anche questa settimana ci ritroviamo nel blog per l’appuntamento de Le Mostre di Fotografia Online di Dimora Sighé e le conversazioni con gli autori degli scatti. Oggi il blog di Dimora Sighé  incontra Giulia Guida, classicista, appassionata di arte, fotografia, agricoltura, motori, vino e tanto altro.

Ci presenta una mostra che infonde una certa quiete nell’animo in questo periodo agitato.

Entriamo subito nel vivo.

Giulia, come mai il titolo di questa mostra è Senza titolo?

Perché ho dato i titoli a tutte le foto e mi sembrava eccessivo.

Lettere, fotografia, agricoltura. Sei estremamente poliedrica. Parlaci pure di come tutte queste tue passioni si intersecano e come una influenzi in qualche modo l’altra.

Sono cose che mi porto dietro da sempre, sulle quali non ragiono tanto.

È come con il proprio corpo.

Uno non riflette quasi mai sul miracolo del suo braccio o della sua gamba che si muovono, ne è assuefatto, quindi guarda oltre, sposta il fuoco dell’interesse e della meraviglia oltre la punta delle proprie dita.

Così faccio con queste passioni, sono estensioni naturali del mio corpo che mi aiutano a sondare le profondità dell’altro, dello sconosciuto.

Segui anche un progetto culturale all’interno di un carcere. Quale insegnamento porti di quell’esperienza in questo momento per tutti “chiuso”?

Grazie per questa domanda. Sono molto legata al Collettivo Rosa dei Venti e ringrazio sempre Luisa Ruggio, la fondatrice, per avermi portata dentro questa esperienza.

Vivere quei ragazzi è per me come scoperchiare un vaso di Pandora ogni volta.

Tutti i mali che vivono dentro di me cessano di latitare davanti ai loro occhi.

Il loro sguardo è sincero, profondo, attento, reale, leale.

Non hanno nulla di finto, e mi concedono di raggiungerli al loro livello abbandonando ogni resistenza, ogni finzione dettata dalla assenza di necessità.

Questo è quello che penso stando con loro.

Cosa è necessario? E loro mi danno risposte senza parlare, un po’ come succede a uno che vede per la prima volta l’aurora boreale.

Per cui mi sento più leggera, e mi viene da ridere quando vedo chi si lamenta per le sciocchezze. Dobbiamo essere sempre grati di quello che viviamo, e amare sempre.

Mi sono particolarmente affezionata alla foto dal titolo Trisavola e Nipote. Esiste il  passato senza il  contemporaneo?

Come uscire da questa domanda così difficile alla quale non so rispondere?

Credo dipenda dalla relatività dello sguardo dell’uno sull’altro.

Se immagino il passato e il contemporaneo uniti da un segmento mi viene in mente Aristotele, che dice che lo spazio è divisibile all’infinito in potenza, per cui possiamo immaginare infiniti punti di vista in cui stazionare su quel segmento, anche il punto zero in cui siamo nel passato, arrivati con una macchina del tempo.

Ma in quel momento ci accorgeremmo che ciò che prima era contemporaneo ora è diventato futuro, e che il nostro punto zero è contemporaneo… aiuto mi sono persa.

In ogni caso dipende da quello che uno vuole vedere, da ciò che sente necessario vedere.

Per esempio, nella foto “unisci i puntini” ci sono delle lumache su un muro, in ordine che sembra del tutto casuale.

E se non lo fosse? Se stessero addirittura cercando di comunicare con noi?

E se la comunicazione non occupasse la superficie del loro guscio, ma gli spazi tra uno e l’altro?

 

Grazie, Giulia, per averci lasciato con questi quesiti, e per aver partecipato al progetto.

Ci vediamo per la mostra online solo domani nelle Instagram Stories di Dimora Sighé: https://www.instagram.com/sighepuglia/

 

Alla prossima!

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Dimora Sighé non è solo una dimora di charme con piscina nel cuore del Salento ad Alessano, vicino a Leuca,

ma anche un progetto culturale diretto da Elisa Cazzato, e teso a valorizzare le bellezze del Salento più autentico.

 

Leggi qui le precedenti conversazioni sulla fotografia del progetto Le Mostre di Fotografia Online di Dimora Sighé:

https://urly.it/35dcz

https://urly.it/35dc-

 

A presto!