di Elisa Cazzato

Attraverso acque che si increspano su riflessi del passato e bagliori del futuro si giunge all’antico portico bizantino, appartenente a uno dei più antichi palazzi veneziani, Palazzo Ca’ Da Mosto, che introduce al cuore di un sogno contemporaneo: The Venice Venice Hotel, esclusivo hotel a cinque stelle affacciato sul Canal Grande.

La porta scorrevole in metallo scolpito a grata, omaggio a Carlo Scarpa, si apre e lascia spazio ad un ingresso del tutto diverso dai classici d’hotel: l’atmosfera sacrale ricorda quella di un museo, e infatti ad accogliere l’ospite vi è una  Pietà interpretata da Fabio Viale che si staglia su un’intelaiatura di luce naturale e riflessi d’acqua.

Non è questo solo un luogo di antica ospitalità (fu sede, tra il XVII e il XIX secolo del Leon Bianco, il più importante albergo dell’epoca, frequentato da artisti e scrittori), e tanta altra storia, semplicemente tornato agli splendori del passato, ma esso è  lanciato verso la parte migliore di sé, quella che vive il presente per giungere al suo futuro.

Photo Courtesy The Venice Venice Hotel

Un vero e proprio manifesto della postvenezianità, firmato dal Team NYC, che cura l’hotel in tutte le sue sfaccettature, nutre di significati intensi quest’opera totale, pensata nel minimo dettaglio concettuale e fisico.

Non succede infatti spesso di ritrovarsi in un hotel con un preciso manifesto che oltrepassa l’ospitalità, nella direzione invece precisa di un progetto culturale.

Progetto nato dalla volontà di Alessandro Gallo e Francesca Rinaldo, già fondatori e direttori creativi del marchio Golden Goose. 

Non è la venezianità classica, cristallizzata in stilemi artistici, ad essere esaltata in questa realtà, bensì la Venezia avanguardista, in una “visione artistica che mette al centro la dimensione anticipatoria del proprio stile”.

In The Venice Venice Hotel si ha la sensazione di essere spettatori e attori allo stesso tempo di uno stile di ospitalità contemporaneo, che ricorda proprio un teatro partecipato.

A partire (per citare solo uno dei numerosi dettagli) dall’accensione, nella camera da letto, degli interruttori che permettono di scegliere in quale dimensione vivere l’ambiente “scene, light, art, music”; dove la musica, accuratamente scelta, cambia a seconda dei giorni e degli orari. Nulla è stato lasciato al suo tratto convenzionale, tutto viene invece riletto in chiave personalizzata. 

Photo Courtesy The Venice Venice Hotel

Leggiamo nel manifesto:

“ADOTTIAMO IL SIMBOLO DELLA ROSA, TRIBUTO ALLA BELLEZZA, PEGNO D’AMORE DI LEGGENDARIE PROMESSE CHE NON SI INFRANGONO”

Il simbolo della rosa è rintracciabile infatti in ogni parte del progetto, anche nella piacevolissima linea di cortesia, firmata THE EROSE.

Ancora:

“PERSEGUIAMO L’EQUILIBRIO PER SOMMATORIA DI CONTRASTI, ACCOGLIAMO LA CONTAMINAZIONE DELLE IDEE COME VERITÀ POSSIBILE,

ELEGGIAMO LA LIBERTÀ DELL’INCOERENZA A METODO, L’ESTETICA A CONFINE INVALICABILE DELLA FUNZIONALITÀ,

OMAGGIAMO IL PENSIERO LATERALE, SPOSIAMO ARTISTICHE VISIONI AUDACI, DIVENIAMO ARTIGIANI REALIZZATORI DI SOGNI”.

Il team che guida The Venice Venice Hotel ha una forte attenzione non solo verso l’arte, ma anche verso l’alto artigianato, di cui Venezia è storicamente depositaria.

In questo luogo l’incanto delle opere antiche funge da forza motrice per il contemporaneo.

Sarebbe difficile parlare di tutti i pezzi che costellano l’hotel, ma certamente ce ne sono alcuni che hanno catturato in particolare la mia attenzione.

Alcune delle opere ceramiche presenti sono state realizzate da Antonio Bonaldi, di Bassano del Grappa, specializzato in cotture sperimentali, in particolare nella creazione di forni sperimentali effimeri che costituiscono vere e proprie performances. Un ricercatore e sperimentatore continuo, riconosciuto come uno dei massimi esperti nel campo.

E’ presente nel ristorante la coppia tavolino – svuotatasche, concepiti insieme ma utilizzabili anche separatamente. Colpisce la finitura dei comodini e tavolini in gres chamottato, con lo scopo di avere una variazione di colore e texture che riproduca la sensazione del paesaggio della Laguna di Venezia. Il tratto identitario di ogni oggetto presente all’interno dell’hotel è infatti fortissimo, al punto che alcune formule chimiche sono state create appositamente per i progetti presenti, e sono dunque uniche. 

Tra gli altri oggetti che restano nella memoria, un grande specchio realizzato dall’artista POL Polloniato con l’argilla presente all’interno del palazzo stesso prima della ristrutturazione.  Si tratta di una vera e propria opera di archeologia contemporanea dove il materiale fa parte del palazzo e della sua storia, mentre gli stampi utilizzati appartengono alle manifatture Antonibon, che hanno stampato da sempre le cornici in ceramica degli specchi veneziani. 

Meritano attenzione i lampadari di ottone che richiamano quelli di San Marco, ma con una nuova prototipazione della luce e le tovaglie con il negativo degli arazzi presenti ai piani superiori, in particolare l’arazzo disegnato dall’artista Francesco Simeti e realizzato da A Collection: si tratta di un’opera site specific immersiva che contiene tutti gli elementi della Postvenezianità, ovvero gli elementi iconografici tipici dell’arazzo veneziano, l’artigianalità sublime di Giovanni Bonotto, l’approccio contemporaneo di Francesco Simeti. 

Photo Courtesy The Venice Venice Hotel

 Tutto ciò che si osserva nel dettaglio crea una sinfonia totale che rende il soggiorno, o la permanenza anche breve all’interno degli spazi, indelebile nella memoria. Come d’altronde la cena o  la colazione con delizie servite al carrello nella terrazza dell’hotel, mentre la città si sveglia e gli abitanti iniziano a frequentare il mercato del pesce, giusto dall’altra parte del canale, in un mix di esclusività e percezione privilegiata della vita di tutti i giorni, appena fuori dal guscio incantato di questo progetto, che è sempre pronto a svelare nuove evoluzioni. 

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